13
giu
11

Non accendere un fuoco se non lo sai spegnere.

Il referendum trainante fra i quattro che ci sono stati sottoposti è stato quello sul nucleare, ecco perché questo titolo: perché è a mio parere la risposta che gli italiani hanno voluto dare al Governo sia sulle centrali che in generale, come risposta al fatto di essere stati, da quest’ultimo, provocati veramente oltre ogni limite.

1) Prima di tutto avevamo già votato anni fa sull’energia nucleare spegnendo le centrali ma, a quanto pare, non eravamo stati presi poi così sul serio visto che da allora non si è pensato a fare una politica energetica alternativa : non si è investito nell’energia pulita al punto che ci siamo trovati con un Presidente del Consiglio che pensava tranquillamente di firmare contratti con la Francia sulla riapertura delle centrali senza nemmeno chiedercelo, né ha pensato di far costruire gasdotti che non passassero dalla Russia per portare il ‘nostro’ gas in Italia bensì piuttosto di farlo transitare di lì pagando cifre astronomiche. Vorrei ora dirvi una cosa: è vero che se salta una centrale in Francia ci andiamo di mezzo anche noi, era così anche quando si svolse il primo referendum vi ricordate? Ma perché scegliemmo allora e scegliamo ora di rifiutarle? Perché costituiscono una grossa ipoteca su tutte le generazioni future, sui nostri figli, perché non siamo in grado di fermare la radioattività prodotta nè ci pare giusto riempire il pianeta di rifiuti radioattivi in mezzo ai quali altre persone dovranno crescere, non è etico ed è presunzione pensare di controllare l’impatto devastante che questa scelta può avere, infine perché in fondo sappiamo benissimo che noi, che contrariamente alla Francia, dobbiamo costruire da zero spendiamo lo stesso se non di meno a sviluppare fonti di energia alternative ed efficaci e quindi sarebbe anche una scelta inutilmente dannosa. Un fuoco che, per l’appunto, non sappiamo spegnere. A questo, oggi ancora più, aggiungiamo che abbiamo cominciato a vedere gli effetti dell’inquinamento ambientale dappertutto: quanti di noi tornano alle spiagge che frequentavano da bambini con il dubbio nascosto che possa essere pericoloso fare il bagno in quelle acque allora incontaminate? O assiste a tumori infantili una volta sconosciuti o lava l’insalata 7 volte e risulta sempre viscida, o comincia a soffrire di allergie che non aveva mai avuto, oppure ancora prende una medicina per curarsi con il sospetto che quella stessa medicina contenga qualcosa che farà tornare la malattia in modo da doverla ricomprare? Non vi sono mai venuti dubbi del genere? Chiaro che in fondo al nostro animo desidereremmo non dover avere anche paura di partorire qualche bambino malato per radiazioni che non sappiamo di aver preso.

2) I referendum sull’acqua: un affronto al diritto a vivere. Ci manca che ci facciano pagare anche l’aria che respiriamo e poi ogni essere umano finirà di percepire la vita su questa terra come una gabbia soffocante. Una cosa è un piccolo contributo alla manutenzione degli acquedotti, un’altra è consentire che qualcuno ci dica ‘se non paghi non bevi’. Questo è veramente troppo. Come se poi non pagassimo già abbastanza tasse per mantenere questi politici inutili e dannosi senza avere alcuna qualità di servizi in cambio. Negli ospedali non ci sono strutture e personale adeguati, è diventato difficile persino prendere un treno perché se c’è un ritardo non possiamo più salire sul primo che passa ma dobbiamo chiederci che tipo di treno è a pena di pagare salate multe, la scuola è tornata indietro di 50 anni di botto, non avremo pensione, la nostra liquidazione finisce in fondi che non sappiamo bene dove mettono i nostri soldi, per ogni servizio che chiediamo ai comuni paghiamo marche da bollo e spese aggiuntive continue, non ci sono ricoveri per i nostri anziani bisognosi a causa delle strutture incapienti, e adesso dobbiamo anche pagare per bere l’acqua o farci una doccia dopo una giornata di continui combattimenti?

3) Il legittimo impedimento: in mezzo a temi così importanti e di principio una bella norma che vale per una persona solamente: il Presidente del Consiglio. Ora mi dovete spiegare: ma cosa ce ne importa a noi se lo processano o no? A noi interessa, dato che lui dovrebbe essere strumentale a noi e non noi strumentali a lui, che la mattina si svegli, si alzi e per tutta la giornata pensi a come risolvere i nostri problemi non certo i suoi. Siamo assolutamente ultra stanchi di stare a sentire tutti i giorni di cosa lo accusano e per cosa si deve difendere: vada nelle sedi adatte e si prenda gli avvocati che vuole ma all’interno delle regole che valgono per tutti. Perché già così è un privilegiato dato che, essendo ricco, può permettersi i migliori avvocati mentre la maggior parte delle persone no. Adesso cosa vuole? Pure non andare nemmeno in aula? Guardate, se lui fosse stato quello che mentre lo inquisivano si dava da fare a creare posti di lavoro non da call center per i nostri ragazzi o riusciva a spezzare il racket della spazzatura a Napoli in modo che potesse riprendere il turismo oppure ancora avesse fatto ricostruire le case all’Aquila a tempo di record avrei anche potuto concedergli un ‘congelamento’, beninteso senza maturazione di prescrizioni, delle sue situazioni giudiziarie fino alla fine dell’incarico. Ma dovrei avallare il suo Bunga Bunga, le figuracce che ci fa fare con i capi di Stato di tutti i Paesi europei e non, le barzellette assolutamente vecchie come lui che dice ogni cinque secondi e gli altri ameni modi in cui trascorre il suo tempo? Io che tutte le mattine mi alzo dal letto e vado a faticare veramente e devo far quadrare i conti per arrivare alla fine del mese? Beh: giammai!!

In questi anni la nostra vita è stata resa sempre più difficile: manca il lavoro, i commercianti e i piccoli imprenditori vivono strozzati, gli insegnanti vengono mandati a casa privandoli di valore, gli infermieri e i medici sono lavoratori temporanei senza sicurezze né per noi che veniamo curati né per loro, i ferrovieri vengono insultati da tutto il mondo, tutti vivono a stento e costantemente arrabbiati, non hanno tempo di accorgersi degli altri perché a stento riescono a tenere sotto controllo le loro faticose vite e in più: appena uno fa una critica arriva quest’omuncolo e ci accusa di essere comunisti? Ma come si permette? Siamo ultra stanchi di sentire il nostro dissenso strumentalizzato: qui non è questione di essere di destra o sinistra è questione che ci è data una sola vita e vogliamo viverla bene e adesso. Ne abbiamo diritto. Basta con queste assurdità: viviamo poveri e male e non ce ne frega niente dell’ideologie vogliamo che si risolvano i problemi.

Durante questo referendum sono stata Segretaria di Seggio ed ho vissuto molto intensamente questi ultimi due giorni. E vi dirò quest’ultima cosa : non c’era niente di comunista nelle mamme che sono venute con i bambini piccoli a votare contro. Mamme che li facevano entrare nel seggio con loro e insegnavano loro come si vota senza nemmeno orientarli ‘vedi caro, quando sarai grande dovrai fare così: metterai la croce su ciò che ritieni giusto’. Nulla di comunista in quei ragazzi laureati che lavorano a tempo,non possono vede spiccare le loro vite e sono molto arrabbiati perchè Tremonti dice ‘non possono fare tutti lavori da laureati, che vadano a fare gli operai e si adeguino vedrete che guadagneranno’. Però le tasse universitarie le hanno pagate e si sono fatti mille sale d’attesa. Nulla di comunista nell’operaio cui non viene pagato il salario perché l’azienda è fornitrice di Comuni e Province che non pagano. Ma sapete una cosa? Adesso basta con le stupide etichette e basta con il qualunquismo di quelli che stanno a casa a guardare che succede facendo i ‘vasi di coccio fra i vasi di ferro’. Vorrei ringraziare di cuore particolarmente tutte quelle persone anziane che in queste mattine si sono alzate con il cuore in gola perché dovevano uscire, e sul presto, per togliersi la preoccupazione, sono venute alle urne per mettere i loro ‘SI’ su quelle schede, persone in carrozzina, alcuni con scoliosi tali da non riuscire quasi a camminare, altre dai capelli bianco neve ma dagli occhi vispi e determinati. Avrebbero potuto dire ‘va bene tanto io non ci sarò più è inutile’ e fare a noi, generazione contemporanea, quello che noi avremmo fatto ai nostri figli scegliendo il nucleare ‘lavarsi le mani delle conseguenze future’. E invece no, queste persone hanno dato una lezione a tutti: ci hanno ricordato che anche se non vogliamo, perché la nostra vita è già abbastanza faticosa, lottare per esprimere una semplice opinione dobbiamo farlo per un motivo fondamentale e cioè spiegare ai nostri figli la ‘reattività’. Far capire loro che quando le cose non vanno ci si alza e si agisce e lo si fa per il bene di tutti, non si va al mare no, ma si ha il dovere di partecipare e di dare i nostro contributo alla storia contemporanea perché è così che gli uomini fanno la storia. Si può farla o rimanere ai margini. Ma si vive una sola volta e bisogna essere protagonisti del proprio futuro. Questo governo ha acceso un fuoco con tanti fiammiferi in tutte le persone, dimostriamo così che ‘non si accende un fuoco se non lo si sa spegnere’.

LaCri.

22
nov
10

Il significato del Pianto.

Una volta un ‘amico’ mi ha chiesto ‘perché piangi? A cosa serve? Non serve a nulla’. Rifletto da mesi su questa frase e mi sono venute in mente tante cose, vorrei dirle al mio amico o almeno tentare.

Si piange quando un’emozione è così forte ed intensa che il corpo non la contiene, l’emozione deve manifestarsi in qualcosa, deve uscire, deve spingersi con la massima intensità fuori di noi e testimoniare qualcosa.

Si piange quando ci si commuove per una cosa così bella da sembrare un miracolo non terreno,

Si piange quando ci si sente impotenti, frustrati, di fronte a cose che devono subirsi,

Si piange quando si è stati vicini alla vera felicità e si perde tutto in un attimo, per smarrimento,

Si piange quando i propri principi vengono violati e si sente di vivere in un mondo ingiusto,

Si piange quando le proprie preghiere non vengono ascoltate,

Quando si sono esauriti tutti gli strumenti di reazione,

Quando tutto ciò in cui si sono concentrati i propri sforzi, le proprie aspettative, le proprie speranze crolla,

Quando ci si regala completamente e si viene allontanati,

Quando chi ci sta accanto non riesce a ‘sentirci’,

Si piange quando si ama e al proprio amore non viene data importanza, per la delusione,

Si piange perché il proprio amore per qualcuno o qualcosa è stato importante, lasciando che tutto il proprio essere senta il dolore del distacco come tributo e come testimonianza dell’immensità del proprio sentimento.

E’ vero, amico mio, piangere non è una cosa che ‘serve’ a qualcos’altro di pratico, ma far finta di ridere ha la stessa inutilità. Non si piange davvero e non si ride davvero: in pratica non si lascia sentire fino in fondo nulla al proprio essere.

Nonostante non abbia applicazioni pratiche però, piangere serve a segnare delle tappe della nostra vita, l’intensità delle emozioni che ci lasciamo sentire ci faranno sempre ricordare l’importanza del motivo per cui si è pianto. E’ una questione di lealtà e rispetto per l ‘oggetto stesso del pianto, dunque piangere è nobile. Ed infatti come tutte le cose ‘nobili’ difficilmente ha un’applicazione pratica. Ma serve a ‘conoscere’ la verità dentro di noi, a crescere e non inaridirsi, e a ricordarti che solo chi ha veramente pianto si accorge di aver veramente amato. 

Questo, amico mio, è l’amore che ha il carattere dell’eternità, un giorno forse lo capirai anche tu.

Ti abbraccio.

LaCri.

24
ott
10

La Speranza è un Diritto Umano.

 In questi ultimi anni, impoverendoci tutti, la società si è degradata moltissimo in ogni suo aspetto non so se l’avete notato. Io penso che questa crisi ci abbia colpiti tutti, alcuni in modo più grave, altri più lieve, ma ha comunque minato le nostre certezze. Credo che ognuno di noi oggi sappia, che anche dopo aver faticato per costruire un ambiente confortevole per se e per i propri cari, può perdere tutto da un momento all’altro. Il dipendente sa di poter essere licenziato, il libero professionista sa che se i suoi clienti si sono impoveriti i suoi affari ne risentiranno, il negoziante sa che le persone si possono permettere sempre meno la qualità, lo stesso piccolo imprenditore si trova sempre più strozzato nella poca possibilità di liquidità che le banche possono accordargli. Ognuno deve rivedere i confini del proprio ‘potere’, diciamo così. Ed è questo il senso di precarietà contro cui combattiamo tutti i giorni.

La generazione prima della nostra partiva da una povertà maggiore, ma aveva tutte le speranze che gli dava una società ‘in crescita’. La nostra generazione partiva da una ricchezza maggiore, ma più andiamo avanti più ci vengono meno le speranze. Ed è la speranza, credo, la parola chiave oggi.

Perché ho notato che in passato di fronte alle difficoltà le persone si univano e facevano fronte insieme. Al giorno d’oggi le persone si dividono e sono diffidenti l’una nei confronti dell’altra. Questo sia perché quasi tutti noi abbiamo qualcosa da perdere, sia perché nella povertà che avanza inesorabile, riusciamo a renderci disponibili solo verso i propri cari e abbiamo paura del resto del mondo che ci circonda.

In TV abbondano notizie di cronaca nera, si uccidono i propri famigliari, ci si ammazza per la strada, non ci si sente più al sicuro da nessuna parte. E questo ci fa ancor più diffidare di tutte quelle persone che vediamo in giro per la strada, ci fa camminare sui marciapiedi immersi nei nostri pensieri e nelle nostre preoccupazioni. E ci fa sentire sempre più soli. Qualche volta ci fermiamo a guardare i bambini che giocano e ci viene il rimpianto di quell’innocenza e ingenuità, e sentiamo addosso tutta la fatica del vivere quotidiano, la ‘non libertà’ nella quale siamo immersi presi ormai sempre più non da ‘obiettivi da raggiungere’, ma da ‘problemi da risolvere’. 

In questo periodo anch’io sto avendo molte difficoltà, non insormontabili ma pesanti, e parlando con amici e parenti ho raccolto tante testimonianze del fatto che anche loro stanno passando lo stesso periodo di tensione. Nel momento in cui mi sono aperta a parlare con le persone di questi temi ho scoperto che in tanti, praticamente tutti, vivono queste ansie.

Per questo ho pensato di scrivere, per me e per voi, vorrei dirvi solo: andiamo contro corrente, in queste difficoltà cerchiamo di unirci senza paure e remore, cerchiamo di avere la sensazione di affrontare ‘insieme’ questi anni di piombo ricordandoci che la maggior parte delle persone che vediamo per strada è onesta e degna del nostro ascolto. Cerchiamo di mantenere la fiducia nelle persone e la speranza di uscire uniti e non distrutti da questa esperienza.  Ognuno come può, con l’amico, con il vicino di casa, con il collega. Cerchiamo di darci reciprocamente quella speranza che non deve mancare ad una generazione perché è un Diritto Umano irrinunciabile. Buona domenica a tutti voi.

LaCri.




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