Archivio per 30 giugno 2010

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Una figuraccia Mondiale

In questi giorni le persone sono esasperatissime a causa dei tagli della manovra finanziaria del Governo, la reintroduzione dell’ICI in versione locale, il settore pubblico ridotto all’osso, il welfare inesistente, quelle mani ‘in tasca’ che non ci volevano mettere (dicendolo peraltro con un’espressione volgarissima e diseducativa) e con cui invece ora attingono abbondantemente, quella amara considerazione che ognuno di noi fa nel constatare che nulla si può costruire e tutto gli viene dato e subito tolto. E come se non bastasse arriva anche la disfatta clamorosa della nostra squadra di calcio. Diceva Giovenale  ‘panem et circenses’ nelle sue Satire indicando il comportamento dei governanti del suo tempo i quali si assicuravano il consenso popolare con elargizioni economiche e con gli spettacoli. In quel momento Giovenale pensava alla tattica con cui il potere politico riusciva a tenere buone le masse: dava loro il pane e li faceva divertire e svagare affinchè non si occupassero di politica. Siamo al punto che a noi, al giorno d’oggi, non è più dato nemmeno questo.
Il pane ci manca già da un po’ e lo sanno bene tutti quei pensionati che con le social cards vuote vedo entrare nei supermercati con una lista rigida della spesa. Una lista scritta in modo che non venga loro la tentazione di comprare quella cosa in più, quell’unica cosa che può fare la differenza fra l’arrivare a fine mese o no.
Almeno ci rimaneva il pensiero dei Mondiali, non perchè si debba essere fanatici di qualcosa per superare le difficoltà, no. Ma perchè almeno in quest’unico modo ci sentivamo di nuovo tutti uniti sotto una stessa bandiera, riuscivamo a provare di nuovo un po’ di orgoglio di essere italiani. E invece abbiamo dovuto, per l’ennesima volta poi, assistere attoniti e impotenti ad uno scempio dei traguardi che eravamo riusciti a raggiungere quattro anni fa.
La partita è stata lo specchio esatto, l’esatta trasposizione calcistica, di quello che sta avvenendo nella società italiana. Ogni giocatore ha giocato solo per se’ stesso, niente gioco di squadra, non hanno avuto alcuna grinta. Pareva di vedere in campo una squadra che giocava in difesa continua senza audacia e senza spirito d’iniziativa. E noi impotenti da casa avevamo anche pagato, quest’anno, per poter assistere a questa vergognosa esibizione.
Ancora una volta, una volta in più, credo che in tutti sia montata una rabbia per la quale le scuse di Lippi non bastano. Siamo tornati a casa con la coda fra le gambe, non abbiamo il pane, non abbiamo i giochi, non abbiamo nessuna speranza di vedere più nulla di buono da nessuna parte.
Mi chiedo come sia possibile che la gente ancora si svegli la mattina, vada al lavoro, compia il suo dovere e non riempia le piazze d’Italia per dire basta. Ministri nominati per evitare processi, fratelli, sorelle, zii, concubine piazzate in ruoli che non competono loro a vivere sulle nostre spalle. Vivere le fatiche quotidiane comuni senza nessun senso di solidarietà e di appartenenza, ormai nemmeno più nello sport. Perchè le squadre che danno il cuore in campo sono altre, perchè Lippi, come il Governo, ha commesso la presunzione di imporre le proprie scelte senza ascoltare le ragioni di nessuno e quando le scelte vengono prese senza considerazione per i dissenzienti le scuse non bastano. La vita ‘da mediani’ per dirla con Ligabue, cari signori, la stanno facendo fare a noi e se non li fermiamo la faranno fare ai nostri figli.  ( LaCri per GliItaliani.it )




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