Qualche giorno fa, mentre navigavo, ho fatto una di quelle esperienze che avrei preferito non vivere.
Sono capitata su una pagina di un sito di news online di cui preferisco non fare nemmeno il nome (non merita!) e sono stata attirata da un articolo che parlava di Parma. Cominciando a leggere mi sono resa ben presto conto che quello che vedevo io lo avevo già visto, sentito, letto e subito non capivo perchè questa strana sensazione. Poi mi sono ricordata ed ho capito che una parte intera di quell’articolo era stato fondamentalmente rubato alla mia cara amica e giornalista Anila Kadija che è anche nota e scrive per il giornale Intervista in Albania. Ne sono stata subito sicura perchè lo avevo letto qualche giorno prima, non capacitandomi di questa scoperta ho chiamato Anila e le ho gentilmente chiesto di inviarmi via mail una copia del suo scritto, ancora inedito, per confrontarla e mi sono resa conto che la parte centrale dell’articolo pubblicato è parola per parola il suo.
La giornalista che ha firmato sul sito Internet si chiama I. N., lo dico perchè tutti quelli che mi leggono sappiano che è mia opinione che sia colpevole di plagio. La signora, si vede, usa fare dei collage con le parole altrui con l’abilità propria di una giornalaia più che di una giornalista, peccato che stavolta abbia usato parole che Anila ancora non aveva reso pubbliche e che conoscevano in pochissimi.
Ancora adesso sono amareggiata dal constatare che certe persone si definiscano ‘giornaliste’ senza averne le capacità sfruttando l’intelligenza e l’abilità nonchè la bravura degli altri. I. N. sicuramente è una di queste persone e ritengo si debba sapere, perchè dato che conosco Anila e so che ha sempre scritto con grande passione e dedizione solo poche cose ritengo che sia un atto di giustizia, come sua lettrice, denunciare la frode e il comportamento scorretto che dalla Ndoi. Ma se un giornalista non è fatto delle proprie parole, scusatemi, allora di cosa è fatto?
Che persone come questa imparino che a non usare la propria testa a questo mondo si finisce sempre e solo per fare la figura dei ‘poverini’, se fossi nei panni della signora N. io, a questo punto, riterrei giusta una sola cosa da fare: scusarmi pubblicamente con la giornalista il cui scritto ho plagiato e non provare mai più a definirmi una sua collega.
Spero siate tutti d’accordo nel condannare fermamente atti di questo genere che sono fra i più bassi che una persona possa commettere.
LaCri
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